Per esempio, il nostro speciale fosfato di magnesio (Mag 26) ha una capacità tampone circa 4 volte superiore al bicarbonato di sodio. Il Calseagrit, ottenuto dal litotamnio, consente di raggiungere risultati molto interessanti in termini di performance di crescita, digeribilità della dieta e di benessere animale. Infatti, limita la riduzione del pH ruminale e ne contiene le oscillazioni, riducendo il rischio di acidosi e di incorrere in patologie connesse. Il NeoPhos, infine, è il nostro innovativo fosfato di sodio e di calcio, caratterizzato da un’elevata solubilità e dalla capacità di contrastare l’abbassamento del pH.

Il pH del rumine varia notevolmente nell’arco della giornata in funzione dell’alimentazione; fortunatamente le bovine sono in possesso di un sofisticato sistema per mantenere il pH ruminale entro un range fisiologico. La salivazione, in particolare, consente loro di portare nel rumine elevate quantità di soluzione tampone, ricca di bicarbonato e fosfati di sodio. Quando la ruminazione è adeguata, il flusso salivare supera i 150 litri al giorno e garantisce un pH stabilizzato intorno a 5.80- 6.00.

Questo è possibile quando la razione contiene una quota adeguata di fibra da foraggio e una adeguata granulometria. Tuttavia, se la produzione di acidi grassi volatili derivanti dalla fermentazione ruminale è superiore rispetto a quanto il sistema riesce a tamponare, la compensazione del pH ruminale non è sufficiente e il pH può abbassarsi drasticamente.

Le diete ad alto contenuto di concentrati e di carboidrati altamente fermentescibili da un lato aumentano la produzione di latte, dall’altro aumentano anche il rischio di acidosi ruminale. Si creano cioè le condizioni per un picco di produzione dell’acido propionico (che si ottiene quando il pH ruminale si avvicina a 5.80), soglia d’ingresso nell’acidosi ruminale sub-clinica.

Sub-acidosi

Molti allevamenti (circa un terzo nel nord Italia) convivono, infatti, con forme di acidosi non gravissime ma con tendenza a cronicizzarsi. La così detta SARA (Sub Acute Rumen Acidosys) è caratterizzata da intervalli di tempo con valori di pH ruminale piuttosto bassi.

La SARA può essere associata a laminite e altri problemi di salute con conseguente diminuzione della produzione. Il rischio di sviluppare SARA può essere ridotto adottando un regime alimentare in grado di bilanciare la capacità tampone ruminale con la produzione di acidi grassi volatili derivanti dalla fermentazione di carboidrati. Questo può essere raggiunto somministrando una quantità di fibra della dieta adeguata, contenente una inclusione sufficiente di particelle lunghe. Tuttavia, l’eccessiva quantità di particelle lunghe potrebbe portare a selezione da parte delle bovine e in ultima analisi aumentare il rischio di SARA.

La SARA dipende anche dalla tipologia di concentrato amidaceo impiegato e dal suo eventuale grado di trattamento tecnologico. L’impiego in razione di concentrati caratterizzati da amidi altamente fermentescibili aumenta il fabbisogno di fibra strutturata. Il sistema tradizionale di alimentazione (somministrazione dei componenti della dieta separatamente) sembra aumentare il rischio di SARA rispetto alla tecnica unifeed. Inoltre, tutte le pratiche gestionali che portano gli animali a mangiare meno oppure ad avere pasti irregolari o più grandi possono essere connessi ad una maggiore incidenza della SARA. Altri fattori gestionali importanti sono: lo spazio in mangiatoia, il tempo di accesso alla greppia e la regolarità nei tempi di distribuzione della razione.

Il ruolo del nutrizionista

Il meccanismo di stabilizzazione del pH ruminale è delicatissimo e basta veramente poco per scivolare nell’acidosi ruminale sub-clinica che è difficilmente diagnosticabile rendendo il rischio della cronicizzazione molto elevato.

Molti sono i supporti che il nutrizionista può dare al rumine per garantire un’alta produzione di AGV, evitando il calo del pH al di sotto di 5.80. Un aspetto fondamentale è evitare razioni con poca fibra, che porterebbero ad una sensibile riduzione del flusso salivare al rumine e quindi dei tamponi in esso disciolti. La seconda cautela è quella di assicurarsi che la razione abbia una sufficiente quantità di proteina solubile, dal momento che l’ammoniaca ha un potente effetto tampone, oltre ad essere un prezioso nutriente per i batteri che fermentano le fibre. La terza attenzione è quella d’inserire nella razione sali minerali con effetto tampone.

L’apporto di tamponi attraverso la dieta ha lo scopo di sostenere e coadiuvare la capacità fisiologica tampone del rumine e la loro attività è strettamente connessa alle caratteristiche di solubilità e di costante di dissociazione che li differenziano.

Variazioni eccessive del pH ruminale limitano comunque l’efficacia dei tamponi alimentari e per tale motivo sono determinanti le caratteristiche della dieta in termini di fermentescibilità, omogeneità e correttezza nella preparazione e distribuzione ma in particolare il garantire all’animale in corretto e necessario apporto di fibra in grado di stimolare una sufficiente attività di ruminazione e con essa di masticazione e produzione di saliva.

In conclusione, la capacità tampone fisiologica del rumine è influenzata da fattori in grado di alterare la quantità e la qualità della saliva prodotta, la concentrazione degli acidi grassi volatili ruminali e dell’anidride carbonica (CO2), e il tasso di passaggio e assorbimento dei prodotti della fermentazione attraverso il rumine.

L’apporto di tamponi attraverso la dieta ha lo scopo di sostenere e coadiuvare la capacità fisiologica tampone del rumine e la loro attività è strettamente connessa alle caratteristiche di solubilità e di costante di dissociazione che li differenziano.

Le specificità minerali degli integratori Timazootec tengono conto di questo delicati meccanismi e danno un contributo fondamentale alla stabilizzazione del pH del rumine e alla creazione delle condizioni ottimali per il suo funzionamento efficiente.