L’idea di un progetto di stalla sostenibile nasce principalmente dalla volontà di approvvigionarsi – a livello energetico – da fonti rinnovabili. Spesso, infatti, le infrastrutture degli allevamenti necessitano di un dispendio energetico non indifferente, che le spinge ad impattare sull’ambiente per mantenere alte quantità e qualità della produzione.

Per evitare gli sprechi, si sta cercando di ideare pratiche di gestione e caratteristiche strutturali della stalla che costituiscano un approccio innovativo, in grado di ridurre l’incidenza dell’allevamento sugli equilibri ambientali e, anzi, di azionare un processo di economia circolare: dal campo alla stalla, tramite il recupero di materie prime e la minimizzazione dello spreco di risorse, con lo scopo di creare un sistema economico in grado di rigenerarsi da solo.

In questo circolo virtuoso entrano in gioco i pannelli fotovoltaici, per produrre energia elettrica sfruttando le potenzialità immense della luce del Sole, nonché il biogas per la riduzione delle emissioni nell’atmosfera.

L’esigenza di dotarsi di strutture sostenibili è, inoltre, sempre più supportata dalle previsioni sulla crescita demografica, che si stima aumenterà dell’20% nei prossimi 30 anni, arrivando a contare 9,6 miliardi di persone nel 2050. L’aumento della popolazione e della speranza di vita determineranno, secondo le stime Fao, un incremento nel consumo di alimenti di origine animale, motivo per cui gli allevatori saranno costretti a dotarsi di spazi sempre più grandi e di tecnologie sempre più avanzate, integrate e in armonia con gli ambienti: sociale, naturale ed economico.

Le soluzioni sono potenzialmente numerose: gli avanzamenti in campo scientifico consentono già un rinnovamento delle apparecchiature di pulizia e di mungitura, l’adozione di nuovi sensori e la costruzione di edifici automatizzati, grazie anche ai progressi della domotica per le aziende agricole e per gli agriturismi, senza compromettere, ma – anzi - agendo sul miglioramento del benessere animale.

In molti casi i robot possono ridurre la fatica, gli sprechi e i tempi di gestione dei capi, integrando il lavoro fisico dell’uomo con l’opportunità di monitorare l’allevamento a distanza in maniera totalmente efficiente.

In questo ambito, i sensori rivestono quindi un ruolo di fondamentale importanza: i collari, i tag auricolari, i podometri e i microfoni costituiscono la base per la registrazione di dati che possono essere elaborati dai computer. Le apparecchiature informatiche sono in grado così di restituire un segnale all’allevatore qualora siano presenti dei gap tra i valori rilevati e i valori standard, basandosi su modelli statistici avanzati.

Le nuove tecnologie consentono, inoltre, di focalizzare l’attenzione con più facilità sul singolo capo di bestiame, vantaggio di cui possono godere anche le stalle di grandi dimensioni con tanti capi in lattazione che necessitano di un monitoraggio pressoché costante. Lo scopo è quello di tutelare salute e fertilità, che saranno sempre più basate sulla prevenzione e sulla tutela del benessere animale e sempre meno artificiali.

I microfoni captano tutti quei sintomi che possono indicare sindromi respiratorie, mentre i podometri vengono sempre più di frequente utilizzati per rilevare eventuali zoppie e calori; i collari, infine, acquisiscono informazioni sul movimento e sulla postura del bestiame.

L’innovazione tecnologica sta già prendendo piede nel settore sotto tutti i punti di vista, anche in quello della nutrizione degli animali col supporto di integratori zootecnici sempre più all’avanguardia, che contengono principi nutritivi ad elevata biodisponibilità.

Il programma di razionamento avverrà sempre più spesso tramite apparecchiature che calcolano la razione sulla base delle esigenze dei singoli capi, grazie ai sensori di ruminazione e ai sensori di movimento.

La stalla robotizzata avrà sempre meno bisogno dell’intervento dell’uomo nella preparazione degli alimenti, con vantaggi in termini di precisione e di efficienza.

Il potenziale beneficio in termini economici deriva da un utilizzo più ragionato delle risorse produttive, grazie alla riduzione degli sprechi di alimenti per la nutrizione della mandria (che rappresentano in media il 60% dei costi totali sostenuti dagli allevatori ai fini della produzione), e da migliori performance zootecniche, raggiunte tramite un’attenzione particolare al movimento e ai cambiamenti fisiologici del singolo animale.

Basterà quindi un po’ di pazienza e la spirale diventerà positiva: la stalla del futuro consentirà di soddisfare in primis l’animale, nutrendolo grazie a sistemi di precision feeding e controllandolo tramite metodi di precision farming, per poi generare, di riflesso, la soddisfazione nel cliente, che avrà la possibilità di godere di un prodotto finito più gustoso e salutare. L’allevatore, poi, godrà di una soddisfazione ancora maggiore, perché le entrate gli consentiranno di mantenere alta la qualità dell’alimento e, allo stesso tempo, di garantire la salute del suo allevamento.

La digitalizzazione ridurrà le inefficienze produttive e porterà qualità nei prodotti, innovando i processi grazie alla zootecnia di precisione; nuovi assistenti robotici affiancheranno l’allevatore in molte delle sue mansioni, consentendogli di ridurre rischi ed errori legati all’attività, aumentando la sua capacità organizzativa.

La capillare diffusione di internet porterà il wi-fi in tutte le aziende agricole, come base di trasmissione dei dati che verranno elaborati da software che sfrutteranno, sempre più di frequente, la connessione alla rete per scambiarsi informazioni in autonomia, senza la necessità di un intervento umano.

Grazie agli e-commerce, sarà inoltre sempre più frequente la possibilità di effettuare riordini automatici di prodotti zootecnici online; tale pratica si sta già diffondendo grazie alla nascita di siti che offrono mangimi per animali e integratori con comoda consegna direttamente in stalla.

La zootecnia di precisione individuerà ogni minima variazione dei valori rispetto alle abitudini del singolo capo della mandria e segnalerà tempestivamente all’allevatore o al veterinario le anomalie nei parametri, qualora si discostino in maniera preoccupante rispetto agli standard.

La stalla automatizzata potrà quindi diminuire drasticamente gli sprechi: di fatica, di tempo, ma anche di denaro. Sebbene possa sembrare un paradosso, gli ingenti investimenti richiesti dalla tecnologia saranno ricompensati (nel medio-lungo periodo) da una maggior resa dell’allevamento che, generando un incremento nei volumi di vendita, consentirà un aumento delle entrate, proprio a fronte della domanda crescente di alimenti di origine animale.

Tutto questo potrebbe portare a porsi una domanda fondamentale: di cosa si occuperà l’allevatore del futuro se la maggior parte delle sue attuali mansioni sarà delegata all’intelligenza artificiale?

Con molta probabilità la mano dell’uomo non sarà ridotta a mero strumento di digitazione su una tastiera, ma rimarrà una forma di contatto fondamentale con l’animale, col quale sarà sempre importante mantenere una relazione affettiva e di protezione.

Ciò che cambierà sarà il modo, sempre più focalizzato ed efficace, di prendersi cura dell’allevamento.